La nostra storia…

Per scoprire la storia degli Utopisti bisogna tornare indietro a un paio di anni fa…
Ottobre 2010, scuola media di Rignano Flaminio, una giovane donna laureata in cinema (io) viene introdotta nel mondo della scuola dalla adorata e temuta prof. di lettere di una promettente II media, in realtà, da quel primo incontro, nessuno avrebbe immaginato che sarebbe nato qualcosa di duraturo.
La vera promotrice fu la prof. Cattel, mi portò in quella classe, sicura che saremmo riusciti a creare un cortometraggio, nonostante l’assoluta mancanza di fondi, credeva nel progetto, credeva e crede tuttora in una scuola moderna e innovatrice, nelle capacità di tutti i ragazzi quando vengono stimolati.
Ricordo ancora la mia prima lezione, ero intimorita, mi ero fatta una piantina della classe a casa per far vedere ai ragazzi che conoscevo già i loro nomi, volevo mostrarmi sicura, così gesticolavo (troppo!) per calmare il tremore delle mani e non smettevo mai di parlare per mantenere la loro attenzione… non gli ho mai domandato che cosa pensarono di me durante quella prima lezione, ma so ciò che siamo diventati oggi tutti insieme!

Si susseguirono lezioni estenuanti, a volte quasi universitarie, di teoria, la stesura della sceneggiatura, lo studio del linguaggio cinematografico, i ragazzi lavoravano, rispettavano le scadenze e prendevano con spirito le mie sfuriate! Poi arrivò la fase delle riprese, e improvvisamente divennero responsabili (quasi tutti e quasi sempre!): eravamo una troupe.
Il giorno della presentazione e della conferenza si stupirono tutti, si aspettavano un breve corto “scolastico”, invece avevamo realizzato un mediometraggio e i ragazzi furono talmente incredibili da far dire “sembrava di essere a una vera conferenza!”. Forse fu quella frase a convincerci a continuare a lavorare anche l’anno successivo, per far comprendere il nostro lavoro, l’importanza dello studio della cinematografia, quest’arte perennemente sospesa tra la creatività, l’immaginazione e la concretezza, gli aspetti manuali, tecnici, l’unica tra le arti ad avere la necessità di un costante lavoro di equipe e a scontrarsi incessantemente con problemi pratici. Il secondo anno abbiamo realizzato un documentario sulla seconda guerra mondiale vissuta a Rignano, documenatrio divenuto, in corso di realizzazione, un vero strumento di recupero delle tradizioni, di inchiesta, di indagine, e di lavoro sulla memoria storica e sociale del nostro passato. Durante questo secondo anno, ognuno dei ragazzi ha ricoperto un ruolo preciso, secondo inclinazioni e capacità, la loro specializzazione, all’interno della troupe, ha fatto emergere la loro personalità e il loro talento; ho visto il loro lavoro perfezionarsi sempre più, fino a che un giorno mi sono ritrovata al centro di una sala, mentre allestivamo il set e ci preparavamo per girare, mi sono voltata per dire loro cosa dovessero fare e, improvvisamente, mi sono commossa perché ognuno dei ragazzi era già nel pieno del lavoro, si muovevano tutti, ma con agilità e con assoluta consapevolezza di ciò che stavano facendo… erano lontani i tempi dei decaloghi e delle urla, ormai era necessario uno sguardo o un piccolo cenno per dargli un comando o risolvere un imprevisto.
Dopo due anni, l’idea di non continuare a lavorare insieme era ormai impensabile, è così che nasce il gruppo degli Utopisti, perché in fondo per noi fare cinema è una bellissima utopia, così come creare una troupe stabile di giovanissimi professionisti, diversi tra loro, un po’ folli, ma entusiasti e appassionati di cinema, decisi a lavorare, scontrandosi con i problemi pratici, avendo solo delle idee e la voglia di continuare a fare cinema; l’idea del blog nasce per raccontare la nostra storia, la nostra esperienza e magari per coinvolgere altri ragazzi a lavorare con noi e perché questa non sia più solo un’utopia ma una semplice realtà.

Diletta D’Ascia

11 comments

  1. bello,bello,bello… impegnativo ma assolutamente fantastico!!!
    Ci ha preso fino all’ultima scena ed è venuto veramente un bel lavoro!!!

  2. come hanno già detto tutti è stato un lavoro bello, fantastico e duro però anche educativo perchè ci ha insegnato molte cose sul cinema e su come si fa un vero e proprio film , ci ha fatto scoprire dei talenti e potenzialità che neanche sapevamo di avere. Infine l’ultima cosa da dire è che ci ha fatto crescere, maturare e ci ha uniti molto.

  3. Un’esperienza unica. Vissuta insieme a persone delle quali conserverò uno splendido ricordo. Non conta quanto ci abbiamo messo, se è stato faticoso o difficile, conta quanto ci siamo arricchiti a livello umano e culturale. La fatica, è stata ripagata dall’immensa felicità di vedere che il lavoro è riuscito più che bene. Ed io, sono contentissima di averne fatto parte.

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