Il sogno di Maya

5 il sogno di maya

Il cortometraggio “Il sogno di Maya” nasce dall’idea di ricreare in modo metaforico la violenza fisica e psicologica inflitta a una donna da tutti gli uomini della sua vita, il padre, il fratello e il marito. La protagonista, il cui nome costituisce una chiara allusione alla regista statunitense Maya Deren, si muove all’interno di una stanza-prigione, che rappresenta la sua vita e la mancanza di libertà, indotta da rapporti sbagliati con gli uomini della sua famiglia. I suoi tentativi di fuga sono proibiti da queste figure maschili notevolmente caratterizzate: l’autorità paterna la opprime e la rende vulnerabile; il rapporto con il marito è, invece, contrastante in quanto l’uomo potrebbe essere per lei una via di fuga, l’opportunità di una vita diversa, ma si rivela essere violento, incapace di comprensione. L’assenza di figure femminili è emblematica: manca la comprensione e l’educazione sentimentale da parte di una madre, di una sorella o di un’amica… Anche il legame col fratello è contrastante: egli sembra, infatti, desiderare tutelarla, ma il confine tra protezione e possessione, tra amore fraterno e repressione è sottile. Le apparizioni delle figure maschili, in Maya, non sono altro che visioni che provengono dai suoi ricordi, dal suo passato e che le suscitano paure e angosce. Questo vortice di visioni s’interrompe nel momento in cui vediamo il volto della donna riflesso in uno specchio. La regista si accosta per analogia alla teoria sullo “stadio dello specchio” elaborata dal celebre psicoanalista Jacques Lacan: il momento in cui il bambino si vede allo specchio inizia a percepire quell’immagine come la sua realtà e non come un’altra parallela. “Quello che vedo è la mia realtà!”, così, allo stesso modo, la donna si vede e finalmente si riconosce, arriva a una consapevolezza di sé. La visione della donna allo specchio, e la sua successiva rottura, agisce come una frattura tra la prima e la seconda parte della storia narrata… è da lì che per Maya inizia un futuro diverso da cui emerge la propria identità, la sua presa di coscienza della sua individualità, come soggetto e non più come oggetto, succube dello sguardo, delle azioni, dei pensieri e dei desideri degli uomini.

REGIA: Diletta D’Ascia SCENEGGIATURA: Diletta D’Ascia INTERPRETI: Viviana Cascelli, Umberto Guttoriello, Roberto Oliveri, Antonio Todisco FONICO: Gianluca Bonucci TRUCCATRICE: Luisa D’Andreta.

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